Phallus Dei

Unsplashed background

Il sacrilegio

La notte trascorreva frenetica e pulsante di speranze in Assurimat.
La principessa Tuberosa giaceva, impiastrata di taumaturgiche e puzzolenti pomate donatele da mercanti cortesi ma fasulli.
Il Cocorem, gransacerdote del dio Mazzuk, sorbettava repellenti estratti corroboranti, ricavati da ignoti e costosissimi scarafaggi appena comprati da provvidenziali venditori.
I sacrestani del tempio si intrufolavano clandestinamente tra le vergini designate, armati di potenti afrodisiaci acquistati dai soliti fornitori mendaci.
Nello stesso tempo tre ombre silenziose avanzavano nei cunicoli sacri al dio Mazzuk, per nulla ostacolati dal buio e dalle insidie di un labirintico recinto.
Guidati dall’istinto di un abilissimo topo, le tre ombre vinsero anche i chiavistelli e i catenacci che formavano l’ultima barriera alla divina rappresentazione.
Evitando trappole innescate, strisciarono presso guardiani mostruosi ma assopiti.
Le sentinelle non sospettando le rapinose operazioni dei falsi venditori, caddero nel torpore indotto dai colpi che una abile guerriera calò con precisione, sul loro cranio.
“Poca polvere limata dal magico membro, faranno di noi ladri immensamente ricchi.” Sussurrò Raptor ai due complici, allibiti dinanzi alla enorme statua, da cui si ergeva, possente, il magico Ildecaz.
“Se pochi grani ci faranno ricchi, perché non cogliere l’intero malloppo?” Propose l’incontentabile Raptus, costernato dalle innumerevoli rappresentazioni orgiastiche che ornavano la cella del dio. Finalmente, con gesto risoluto, attuò il proposito sacrilego.
L’amputazione rapinosa soddisfò l’irresistibile desiderio dei tre ladri, incapaci di opporsi all’impeto che tenevano ben impresso nella mente.
La fuga invisibile fu guidata dall'infallibile senso dell'orientamento del topo Insensat. L'uscita dalle mura fu favorita dalla cordiale condiscendenza del comandante del corpo di guardia della porta maggiore, ben lieto di intascare la cospicua regalia allungatagli dai mendaci mercanti.
All’alba molte miglia distanziavano il sacro ed aureo fallo del dio Mazzuk dalla statua castrata.

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