Phallus Dei

Unsplashed background

Idea divina

Cialtruk vagava per i laboratori imperiali, prostrato dalla disperazione più profonda.
Avvertiva la sfiducia crescente intorno a sé; l’imperatore, sulle prime rispettoso e gentile, si mostrava sempre più impaziente e ultimamente stava palesando atteggiamenti irriguardosi ed insolenti.
Aveva persino saputo che messi imperiali erano stati spediti per i quattro angoli dell’impero, per reclutare nuovi maghi e cerusici e che, cosa ben più inquietante, i sacri coccodrilli erano stati messi preventivamente a digiuno.
Sopraffatto dal terrore si era ridotto a supplicare Insensat, il suo topo aiutante, affinché lo salvasse, arrivando persino a minacciare di darlo in pasto ai gatti, se non lo avesse aiutato con profitto.
Infine, non sapendo più cosa fare, tornò a gettarsi sui testi esoterici.
“Libri traditori e menagramo.” Recitava Cialtruk sopraffatto dal livore. “Mai che dessero risposte chiare e ponderate, solo arcane allocuzioni da interpretare in mille modi diversi.”
Maledisse i giorni in cui aveva deciso di abbandonare gli studi erboristici per dedicarsi all’esoterismo e alla pranoterapia applicata. Le erbe e le tinture non lo avevano mai tradito e non c’era acciacco od ambascia che un buon decotto non fosse in grado di alleviare.
D’improvviso, accompagnato dal fracasso della ferraglia indossata, un drappello della guardia imperiale fece irruzione negli appartamenti del mago astrologo, annunciando, in tono asciutto, che l’imperatore si stava accingendo ad ispezionare i laboratori, per valutare l’opportunità di proseguire le sperimentazioni ormai trimestrali.
L’annuncio alimentò il terrore del povero Cialtruk, certo che in mancanza di concrete prospettive il sovrano avrebbe decretato la fine degli esperimenti e dello sperimentatore, il cui destino si sarebbe miseramente esaurito negli intestini dei mostruosi rettili sacri di Babilon.
Tentò una estrema supplica verso Insensat, che, però aveva trovato preventiva ospitalità e rifugio presso un nobile cugino residente a corte, così , senza nemmeno il fido aiutante, Cialtruk non aveva più nessuno cui riversare le sue ambasce.
Nel primo pomeriggio venne annunciata la delegazione imperiale, preceduta dal consueto frastuono prodotto dalla fuga precipitosa della corte, ansiosa di porre molte leghe di distanza dalla funesta ira del pernicioso Saddik III.
Cialtruk scorse sul fondo di un corridoio l’imperatore con la sua mortifera scorta e ne udì le invettive funeste, presaghe di banchetto imminente per i coccodrilli.
Sopraffatto dall’orrore afferrò i bracieri di emergenza, vi scaricò dentro tutte le polveri fumogene e le resine propiziatorie in suo possesso, inscenando un disperato rito evocativo.
“Mostrati potente Villicuth” rantolò il supposto mago nel momento in cui la comitiva imperiale faceva il suo ingresso nel laboratorio.
“Io, Cialtruk ti evoco, dai un segno della tua eterna onniscienza, palesa la tua saggia sapienza divina.” Ormai l’astrologo proferiva sulla base della pura improvvisazione, potendo contare solo sul tempo che l’imperatore poteva far trascorrere interdetto dai vapori che saturavano il laboratorio, prima di interrompere quella ridicola evocazione.
“Sì, oh grande Simucath, aiuta la potenza del grande imperatore, affinché la possanza del dio Mazzuk, racchiusa nella sacra effige dell’Ildekaz, sia riversata sul suo corpo imperituro.”
Cialtruk non produsse subito la deduzione insita nella sua ultima frase, tuttavia il terrore che lo pervadeva lo rese sufficientemente perspicace, attese solo pochi secondi, quindi si voltò, fissò con occhi spiritati quelli roventi dell’imperatore, quindi gridò: “Oh grande Saddik, che l’Ildekaz sia per te!”

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