Phallus Dei

Unsplashed background

Raptus di follia

Il pubblico ingannava l’attesa spulciandosi e sgranocchiando spuntini
Trattandosi di personaggi assai altolocati, i soldati assecondavano le assurde richieste delle signore della prima fila. “Bel soldato, potrebbe mettermi da parte una striscia di pelle del condannato? Ne farei una stringa lega capelli per Patella, la figlia dell’imperatore.”
“Secondino mi potrebbe fornire un mantello per proteggere il mio costoso abito dagli schizzi di sangue?”
“Militare; mi potrebbe trovare un contenitore per mia figlia? L’ultima volta, durante l'esecuzione, ha cominciato a vomitare.”
Il maggior numero di domande erano rivolte a Kallisto Tanzo, che, a causa del numero importante di medaglie pendenti, tradiva il suo grado superiore. Kallisto era un fanatico della precisione scenica e pretendeva che ogni esecuzione che presiedeva seguisse tutte le fasi da lui stesso teorizzate.
Dopo la presentazione al pubblico, il condannato doveva essere denudato ed incatenato, quindi tormentato per mezz’ora con tizzoni ed attizzatoi ardenti, di grosso effetto visivo.
solo dopo si poteva cominciare con le mutilazioni delle propaggini, cercando di sottolineare ogni taglio con gesti teatrali che mantenessero alto l’interesse del pubblico.
La parte finale e più importante, l’estirpazione delle viscere, doveva essere posticipata il più possibile, per sobillare il desiderio dei partecipanti.
In ogni caso lo strappo conclusivo doveva essere preciso e deciso, affinché le interiora si spargessero simmetricamente e senza l’inutile e deprecabile profusione di sangue che, invece, molti colleghi si vantavano di esibire.
Finalmente il condannato di giornata fu condotto nella arena delle esecuzioni fra l’entusiasmo dei presenti.
Kallisto notò con gioia tra il pubblico della prima fila, la figura corrucciata del generale Kondor, a fianco della corposa sagoma del ministro delle scorte alimentari e delle di lui sette figlie ciccione, ripromettendosi di dirigere lo squartamento più spettacolare della sua carriera. Sperava, in tal modo, di essere notato dai potentissimi dignitari e ottenere un viatico per la sua aspirazione a direttore di uno dei tanti centri di prigionia del paese.
“Il condannato di oggi,” Esordì Kallisto portandosi dietro una enorme massa di muscoli molto ben legata. “è un ladro matricolato; da settimane infestava la nostra città, ha fatto piangere molte persone importanti, ma la nostra milizia lo ha acciuffato, ed ora pagherà amaramente tutto le sue malefatte.” Ad un suo gesto un buon numero di militari si affannarono per incatenare la vittima al palo della tortura.
Con fare solenne, armato di un pinzone, Kallisto raccolse uno splendente pezzo di brace, lo sollevò e lo immerse sfrigolante in un secchio pieno d’acqua, producendo sibili e nubi di vapore. Subito dopo ne raccolse un secondo, quindi roteando il pinzone lo impresse sul petto del prigioniero.
Il poveretto urlò tutto l’indicibile dolore, secernendo una miscela turbinosa di endorfine e di adrenalina concentrata. L’effetto fu devastante. La massa dei muscoli scattò senza controllo, spezzando le catene con facilità sconcertante.
L’incredulo Kallisto, si vide sollevare brutalmente, avvertì la fase di caricamento della muscolatura del condannato poi l’accelerazione improvvisa e la sensazione di volare. Istintivamente, durante la traiettoria cercò di assumere una posizione scenicamente accettabile, tuttavia inorridì nell’istante in cui colse il punto d’impatto.
Il ministro delle scorte alimentari fu centrato in pieno petto e il tremendo colpo lo fece schiantare sulle masse corpulente delle figlie, che si accatastarono una sull’altra
Subito dopo fu un turbinio di soldati in preda al panico e di dignitari urlanti, alcuni bambini piangevano mentre i più ridevano a crepapelle. Il condannato, intanto proseguiva l’opera di devastazione; dopo aver divelto il palo della tortura lo mulinava fracassando mura e suppellettili e le teste dei miliziani che si adoperavano per immobilizzarlo.

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