Phallus Dei
Stregoneria
Scivolare attraverso il sistema digerente di un verme di lunghezza imprecisata può richiedere un tempo imponderabile.
Savina fu espulsa dal Riskio nel mezzo di una bassura umida, avvolta in un luccicante bozzolo di muco che, non appena rinvenne,
tentò inutilmente di togliersi di dosso.
Solo dopo due giorni la pastura cominciò ad asciugarsi abbastanza da cominciare a staccarsi in croste compatte,
così che dopo una settimana, alcuni piccoli lembi della sua vera pelle cominciavano ad intravedersi da sotto la cotica di bava.
Fortunatamente l’avventura nel Riskio l’aveva parzialmente guarita dalla fobia dei vermi e ciò le consentì di sopravvivere
nella traversata della palude ove l’unica forma di vita commestibile era rappresentata da brulicanti vermi biancastri.
Quando avvertiva imminente la morte per inedia la ragazza ingollava pochi segmenti palpitanti, reputando che una probabile
morte per schifo fosse preferibile ad una sicura morte per fame.
Tuttavia la solida terra conquistava spazio alla viscida palude e ciuffi d’erba lasciavano sperare in paesaggi più confortanti.
L'orrida strega Irraia non era che la manifestazione in sembianze umane più gradevoli in cui l'inetto demone Obesus
riuscisse ad esprimersi.
Quando la racchia Irraia vide la giovane e lurida Savina spalancare la porta del suo tugurio e avventurarsi tra
la sporcizia sedimentata da anni innumerabili, immediatamente la sua mente ingorda pensò al delizioso pasto
che le tenere carni della ragazza potevano rappresentare, poi, però, una terribile fitta gli ricordò il mostruoso
bruciore di stomaco provocatogli dall'essersi ingozzato, la sera prima, con i dodici figli del borgomastro di Youglud.
Per questo motivo, messo da parte ogni proposito alimentare, si predispose ad apparire in tutta la sua scarsa affabilità alla mortale,
onde discorrere con lei in attesa del miglioramento gastro duodenale.
“Buongiorno a te, soave fanciulla.” Gracchiò la strega, avanzando goffamente tra il lerciume traboccante,
“Benvenuta nella modesta dimora della vecchia Irraia; se tu sapessi da quanto tempo non ho l'occasione
di scambiare quattro chiacchiere con un essere così gentile e grazioso.” Sospirò Irraia, ovvero Obesus trasformato.
Savina trasalì all'improvvisa apparizione della deforme vecchia, ma dopo i giorni trascorsi impastata nelle putride paludi dell'Assenza,
fu ben felice di aver trovato un essere umano, anche se di così inesprimibile bruttezza.
“Buongiorno a te vecchia signora.” Azzardò Savina sempre più incredula di fronte a tale sgorbio.
“Il mio nome è Savina e mi trovo in questa landa desolata a causa di un malefico gnomo che, grazie alla mia stupidità,
è riuscito a spedirmi qui con un incantesimo, prima che io riuscissi a scannarlo come meritava.”
La strega rise oscenamente spalancando l'enorme bocca, ripiena di inquietanti denti acuminati.
“Povera piccola ingenua caduta nelle grinfie di un maledetto, piccolo, infido gnomo.”
Sbottò ripensando ai gustosi manicaretti a base di gnomo che riusciva a preparare nei momenti di ispirazione.
“Ma dimmi, cosa posso fare per te? Povera bambina sperduta; devi essere stanca e affamata!
Seguimi; devo avere, da qualche parte, della buona zuppa sostanziosa, che ti rimetterà in forze.”
Savina seguì, rassegnata, la strega in quella che doveva essere la cucina, a giudicare dal grasso che colava da tutte le parti,
e dall'ignobile odore rancido che ristagnava da secoli.
La vecchia si affannò tra le casseruole bisunte, cercando chissà cosa, poi, scovato un pentolone sul cui fondale ristagnava
un brodo nerastro, gracchiò di soddisfazione, riempì una grossa ciotola con la mistura e la porse alla affamata ragazza.
La giovane osservò allibita i brandelli di carne scura che galleggiavano nel brodo acquitrinoso e, facendo forza al suo stomaco,
che non ne voleva sapere, si convinse ad ingoiare qualche frammento di pietanza, sia perché in sette giorni
aveva ingoiato sole pochi grammi di nemertino, sia per non offendere la vecchia che, per quanto molto strana,
si era dimostrata gentile ed amichevole.
Irraia osservava con partecipazione accorata la giovane ospite che sorbettava poche gocce di intruglio il quale, nonostante l'aspetto obbrobrioso,
si rivelò al palato di Savina, decisamente gustoso.
Il contenuto della ciotola venne così rapidamente spazzolato per diverse volte, dando modo alla strega, resa entusiasta dal vorace apprezzamento,
di attingere ripetutamente e con gran soddisfazione , al suo pentolone.
“Non avrai occasione di mangiare miglior brodo di pipistrello finché campi.”
Dichiarò Irraia leccandosi le dita appena intinte nella ciotola poi, nel vedere Savina piegarsi in due
nel tentativo di rimettere quello che aveva scoperto essere brodo di pipistrello, disse tra sé e sé:
“Non vorrei che tre anni di stagionatura siano un po’ troppi per il brodo di pipistrello!”
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