Phallus Dei

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Attenti allo gnomo

“E così tu saresti uno gnomo!” Disse il comandante di un piccolo plotone di miliziani imperiali. “Ma sono tutti così brutti i tuoi compari o sei il loro fenomeno?” Il nano finse di non cogliere l’offesa.
“Il mio nome è Parcifall, la mia inflessibile fedeltà alla causa del sommo imperiale, mi ha indotto a catturare un agente proveniente dalla Lascivia, consapevole del valore e della generosa riconoscenza del grande Saddik III, che ha promesso molte migliaia di piastre per le preziose informazione che potrà ottenere."
Il capoplotone si avvicinò alla mano protesa dello gnomo deponendovi un sacchetto tintinnante di iuta, poi, constatando che il nanetto non cambiava posizione palesò tutta la sua indignazione.
“Cosa vuoi ancora, ti ho dato quello che ti spettava, ora libera l’aria dalla tua puzza e va’ a rintanarti in uno dei tuoi buchi nel bosco.” “Il mio premio è solo l’infima parte di quello che l’imperatore riserverà al suo valoroso soldato, quando gli consegnerà la prigioniera; perché allora il valoroso soldato vuol tenere per se’ anche la gran parte del misero premio riservato al povero Parcifall?” Piagnucolò lo gnomo tra grottesche smorfie.
Il militare ululò tutta la sua collera, minacciando numerosi tipi di mutilazioni, senza indurre la mano del nano a ritrarsi dalla posizione questuante. Rassegnato il soldato scaraventò un secondo sacchetto nel palmo capiente di Parcifall. Entrambi i sacchetti sparirono, quasi istantaneamente in chissà quale intercapedine dell’abbigliamento cencioso del piccoletto, il quale, però rimase immobile, alla vista del graduato, sempre più innervosito.
“Cosa vuoi ancora.” Digrignò. “Il povero Parcifall è molto felice sapendo che i valorosi soldati si divertiranno con il giovane corpo della prigioniera e chiede di poter avere anche lui una minuscola porzione di quel divertimento.” Questa richiesta fece infuriare irrimediabilmente il miliziano, e solo l’estrema abilità alla fuga degli gnomi salvò Parcifall da una presa mortale.
Il minuscolo Parcifall saltellava canterellando una sboccata canzonetta del paese degli gnomi, sotto lo sguardo accorto e freddo di Savina, ben nascosta nel folto del bosco. Il nano subì una improvvisa iniezione di orrore, sbiancando istantaneamente, quando la ragazza volò sulla sua testa a settantacinque centimetri da terra, facendolo ruzzolare nella polvere a meno di un capello di distanza dalla lama acuminata di un coltello.
“Anche per le carogne arriva l'ora finale, bertuccia malefica! E tu creperai prima di subito.” Ruggì Savina.
“Pietà, mercè” Piagnucolò lo gnomo osservando con terrore la femmina guerriera, armata fino ai denti, che pareva completamente intenzionata a sgozzarlo come un capretto. “Io sono il povero Parcifall, più mite di un coniglio e incapace di calpestare una pulce; perché mai tu vorresti scannare il povero Parcifall?
“Perché il povero Parcifall ha fatto molto male alla mia amica Melvin, consegnandola ai soldati del tiranno”. Digrignò Savina in un tono che convinse lo gnomo a recitare le proprie orazioni funebri. “Non so chi ti abbia raccontato una calunnia così orribile sul conto del povero Parcifall, che è il più fermo e costante nemico del tiranno, il quale avrà certamente sparso la voce blasfema a cui tu hai così ingenuamente prestato fede.” Disse lo gnomo distorcendo grottescamente la faccia in smorfie esagerate con l'improbabile proposito di impietosire il suo aggressore.
“Mentitore pidocchioso, ti ho visto con i miei occhi, mentre la vendevi agli uomini del verme imperiale." "Mia giovane impulsiva amica, l'apparenza è ingannevole, ma se mi darai tempo impiegherò tutto il mio scarso potere per liberare la tua amica dalle mortali grinfie dell'imperatore malefico”.

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