Un lupo mannaro a Roma
Dissidi divini
Giunone Astiosaa inveiva verso l’esimio consorte, lamentando lo scempio perpetrato sulle sue dilette lande dell’Atlante,
un tempo lussureggianti di boschi e giardini ed ore ridotte a misere gari-ghe aride e spelacchiate.
L’animosa protesta era assecondata da melodie moleste, ricche di picchi acutissimi, che disturbavano la placida essenza del sommo Giove Auscultante.
“Era dai tempi di Saturno Balzano che non operavano guastatori così funesti ed efficienti.” Garriva la dea irata.
“Intere regioni sono state spogliate e spopolate da questa stirpe meschina, che non ti degni di annientare con cata-clismi ed epidemiche disgrazie.”
Il sommo dio, producendo la consueta secrezione di sag-gia coerenza, tuonò un maestoso concerto, che esprimeva l’immanente principio
del maggior effetto con il minimo intervento.
“Ho già affidato l’ineluttabile incarico che scatenerà gli eventi definitivi; perciò calma la tua enfasi stridula
e lascia che le onde del divenire si manifestino sul tempo e nello spazio.”
“Mi stancherò mai di tale inesauribile mandrillo?”
Sospirò Venere Assatanata, avvinta dal turbine amoroso misticamente indotto.
Mercurio Effettore si godeva la ghiotta ricompensa che Giove Riconoscente gli aveva concesso quale discreto esecutore dei compiti assegnati.
“Rendimi edotta dei tuoi scaltri sortilegi, che stanno dando coerente attuazione ai progetti imprescindibili di Giove Immanente.”
Implorò la dea, squassata dai colpi di Mercurio Sbattitore.
“Ho solo indotto fulgide intuizioni fra i mortali inconsapevoli e fornito facoltà traduttorie ad umani selezionati; le divine volontà saranno ineluttabile realtà.”
Ansimò il dio, prossimo al cataclismico epilogo.
Saturno Guastatore sbirciava le nipoti litigare per la disciplina ecologica.
Misoginia, cultrice della fauna silvestre, lamentava le continue intrusioni della cugina Oasis, governante degli ecosistemi desertici,
che per ampliare i propri distretti sabotava gli acquiferi e prosciugava le sorgenti.
“Se non sposti le tue aride voglie dalle mie foreste, ti farò annegare nell’acqua putrida dello Sti-ge.” Minacciò la ninfa arboricola.
“Sei la parodia di una amadriade con le emorroidi.”
Replicò la cugina accaldata.
“L’acqua che aneli ti verrà concessa quando deciderai di lavare lo strato di letame che ti appesta.”
Detto questo un grande fiume che alimentava le lussureggianti foreste fu all’istante asciugato.
“Oh l’arida e sfrontata provocazione.”
Gridò Misoginia, avvinta dall’odio e già con le unghie aggrappate sulla parente allibita.
Saturno Occultato, vero artefice del prodigio asciugante, rideva in segreto, orgoglioso dello scon-quasso provocato;
gonfio di rivalsa apparve in forma di satiro saggio, opponendo la mediazione alla rissa imperan-te.
“Il vapore che emana dalle tue ascelle inaridisce le savane, oltre alle voglie di qualunque essere, divino od umano che sia.”
Digrignava la ninfa boschiva, mulinando le unghie puntute.
“La tua sola presenza rende le lande disabitate, non solo il tanfo, ma la paura di vederti rende uomini e dei disposti alla fuga.”
Replicava Oasis incarognita.
“Lo spettacolo nuoce al sereno messaggio, ninfe leggiadre che covano rabbia e sgomento abbrutiscono le superiori virtù.”
Si intromise Saturno Satiro.
“Chi sei tu che ti intrometti nelle divine vicende?”
Dissero astiose le contendenti accorate.
“Sono il vecchio e ramingo Saturno e anelo pace e serena coscienza;
se una annosa rivalsa vi ostina, evocate una parte terza che dirima la questione.”
“E tu saresti la parte giudicante, vecchio?” Replicò Misoginia.
“Sai bene che tra noi due ninfe scorre secolare inimicizia,
per le corna che reciprocamente ci scambiammo quando eravamo in amorevole simbiosi con Apollo e Cassiodoro.
“Se fosse un novello Paride a dirimere definitivamente la questione, trovereste onore o rasse-gnazione?”
Propose Saturno Subdolo conoscendo la natura femminea.
“Forse.” Rispose Oasis pregustando lo scorno della rivale.
“Si può fare.” Ammise Misoginia anelando superba soddisfazione.
“Il giovane Bacco è un innato ricercatore di raffinate sensazioni, chi meglio di lui saprà scegliere la migliore?”
Propose il dio primigenio, assaporando un ulteriore e più grave sconquasso.
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