Un lupo mannaro a Roma
Flagello di Dio
Attyl Aden mordeva con il consueto furore della steppa, la coscia cruda di montone.
La scorreria notturna aveva fruttato un ricco gregge ed il clan lo acclamava quale grande stratega e signore.
Dopo l’avido pasto diede pubblico sfoggio di potenza virile, accoppiandosi ripetutamente con le sei mogli e con l’amata cavalla Kuzklycan,
poi, ululando come un lupo siberiano, convocò il concilio dei clan, onde vantarsi con i vicini per l’onorevole impresa e condividerne i frutti rapinosi.
“Grande è stato il coraggio e maggiore la furbizia.”
Dichiarò Attyl Aden rivolto ai capifamiglia riuniti.
“Il succulento arrosto che oggi ci unisce, è degno di grandi ed ambiziosi guerrieri.”
Tutti gli astanti annuivano con soddisfazione, masticando e bevendo una putrida bevanda di fieno fermentato e lumache in decomposizione.
“Se in pochi abbiamo ottenuto un tale successo, tutti insieme potremmo razziare intere mandrie.
perfino i villaggi Ussari non dormiranno sonni tranquilli,
coloro che hanno inventato per noi l’appellativo di ‘Unno’, che vuol dire ‘puzzolente mangiatore di frattaglie crude ’ impareranno a conoscere la paura”.
La mistura fermentata cominciò a rilasciare le essenze alcoliche, e gli Unni riuniti, ruttando allegramente, dettero libero sfogo al loro ebbro entusiasmo,
con urla frenetiche e raccapriccianti.
“Comandante dotato di furbizia degna di un babirussa, la tribù dei Kysselospet di Karafat, è tornata da una scorreria in terre lontane."
“ha con se un ricco bottino e reca prigionieri insoliti e potenti alleanze.”
“Che vengano a rendere omaggio e rechino in dono gli insoliti.” Gracchiò Attyl Aden
il cui ultimo boccone era stato improvvisamente deviato a causa della notizia sgradita.
L’arrivo inopinato aveva indotto un pernicioso conflitto diplomatico tra tribù in ascesa.
Attyl Aden vedeva minacciata la sua egemonia costruita a colpi di frequenti scorrerie;
i Kysselospet, reduci da imprese leggendarie godevano della fama che la distanza aveva amplificato.
Attyl Aden era combattuto tra la faida molesta e un accordo tranquillo, poi, visto che si reputava un politico accorto, optò per un accordo molesto.
mandò due delle sue mogli in dono all’avversario e lo convocò per un banchetto e per assistere ad una delle sue storiche esibizioni sessuali,
la cui fama era diffusa su tutta la steppa.
“Prepara l’uncino rovente.” Ordinò il Gran capo al suo luogotenente.
“Che Karafat sia eliminato come si conviene ad un grande e valoroso comandante della steppa.”
La delegazione dei Kysselospet fu ricevuta con rutti di accoglienza e sputi di cortesia,
che Karafat mostrò di gradire e che ricambiò educatamente.
Karafat restituì il muliebre dono ricevuto, rendendo ben quattro delle sue mogli al temuto capo unno, oltre a tappeti,
gioielli, capre ed una preziosa tarantola delle sabbie, che gli uomini della steppa usavano come animale domestico
per tenere sotto controllo la popolazione di topi sotto le tende e fra le mutande invernali.
“I doni sono degni di un re.” Dichiarò Attyl Aden mentre collaudava le mogli appena ricevute,
con i suoi leggendari colpi dirompenti, sotto lo sguardo ammirato di Karafat.
“Che ci si disponga sul tappeto del ristoro per il pasto dell’accordo.”
Sentenziò Attyl Aden, mentre con un ultimo colpo stroncava la terza delle mogli ricevute e induceva la quarta alla fuga disperata nel deserto.
“Non sarò io a fermare le ganasce prima che il mio potente ospite non abbia fermato le sue.”
Disse in tono di sfida Attyl Aden terminando di spolpare un montone.”
“Non si dica che un Kysselospet sia secondo a qualcuno nel divorare.”
Avvampò Karafat già saturo per l'abbondante razione appena ingurgitata.
La sfida proseguì per altre due ore, durante le quali i due capi divorarono metodicamente un secondo montone.
Karafat, suo malgrado, inghiottì anche ciò che non avrebbe potuto.
Dopo una serie di rutti ed una lancinante scoreggia, si accasciò sul tappeto, emettendo grumi di carne da tutti gli orifizi, poi morì in silenzio.
Il suo corpo, secondo l’antica tradizione della steppa, fu appeso ad un uncino rovente, e lasciato ai corvi e alle taccole, affinché fosse portato,
a tocchi, fino al cielo.
“Che si renda onore al grande capo dei Kysselospet.” Recitarono amici e nemici con epica fierezza.
Solo le vedove urlarono tutta la tragica disperazione perché, secondo la tradizione,
sarebbero diventate mogli del vincitore della sfida ed il collaudo era imminente.
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