Un lupo mannaro a Roma

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La cauzione

Stiticonio fissava incredulo il giudice portuale sciorinare una infinita serie di capi di imputazione ai suoi danni,
tale da fargli balenare possibile l’ipotesi di una condanna a morte.
“Pertanto condanno l’armatore, reo del tentativo di importazione di vino adulterato, al pagamento di cubiti milleduecento di multa
e settecento di spese processuali, oltre al sequestro del carico fraudolento.”
La sentenza, incredibilmente mite, strappò un grido di gioia al capitano imputato.
“La nave partirà oggi stesso per Cipro e farà ritorno con l’importo addebitato, il capitano Stiticonio sarà trattenuto dall’autorità giudiziaria, fino alla estinzione del debito, presso le galere imperiali.”
Il condannato cacciò un sofferto rantolo di sgomento, tra andata e ritorno sarebbe trascorso quasi un mese.
“Apollo mi renda sdentato se dovessi accettare altri comandi sui battelli di mio suocero.”
Singhiozzò Stiticonio, valutando la pessima fama sul vitto e l'allggio offerto dalle prigioni di Costantinopoli.

Ogni giorno un ospite di una prigione bizantina chiedeva, con petulante regolarità, se fosse alla rada un legno cipriota.
“Sono tre mesi che ripeti la stessa domanda.”
Rispose un insofferente secondino.
“Fortunatamente domani scade la carcerazione preventiva ed il prigioniero verrà esternalizzato.” Sussurrò con soddisfazione.
“Operosi giorni attendono questo scocciatore.” Vaticinò la guardia carceraria.

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