Un lupo mannaro a Roma

Unsplashed background

Crociera

“Mai capitano di natante ha mostrato tanta avversione al mare, sebbene in bonaccia.”
Sentenziò un mozzo abbronzato e ciarliero.
“Mai capitano ha saccheggiato con tanta solerzia il carico affidatogli.”
Gli fece eco un secondo membro dell’equipaggio.
“Smettete di insolentire il genero del nostro armatore. E’ suo interesse valutare che il carico sia adatto al mercato prestigioso che lo attende.”
Ruggì furibondo l’ufficiale di bordo del piccolo battello da carico, che poi sussurrò tra sé:
“Sarà il caso che non disturbi quell’insulso ubriacone prima che Rodi sia stata doppiata.”
Il viaggio prevedeva uno scalo a Rodi, per rifornirsi di acqua frutti e miele.
L’isola amena, tuttavia, godeva la pessima fama di ricettacolo di tutte le prostitute che il governatore della Frigia aveva esiliato e di ospitare i più astuti bari dell’Asia.
Per questo motivo l’armatore aveva incaricato l’ufficiale di assicurarsi che il genero arrivasse a Rodi incapace di camminare sulle proprie gambe.
L’esperto marinaio aveva reputato la sbornia costante il sistema migliore, scartando i metodi cruenti caldeggiati dal governatore di Cipro.
Completate le operazioni di rifornimento, prima di riprendere il largo, il vice comandante dovette ispezionare accuratamente tutta la nave,
alla ricerca delle famose ‘mignotte nane’ di Rodi, che i marinai solevano nascondere nei recessi più impensabili ed angusti.
“Quando arriveremo a Rodi?” Chiese Stiticonio emergendo in coperta barcollando e in possesso di poche facoltà mentali.
“Ne siamo partiti da sei ore.” Rispose il vice, guadagnandosi le urla dolenti del presunto comandante.
“Destino beffardo, come potrò consolare la mia delusione?” Disse biascicando. La risposta venne trovata nuovamente fra gli orci della cambusa.


A Costantinopoli approdava ogni genere di legno.
Enormi piattaforme da guerra galleggiavano cariche di ordigni complessi, accanto a esili gusci imbottiti di olio e di garum.
Tozzi navigli dotati di vele latine e cabine confortevoli affiancavano trireme filanti, sotto la cui coperta scoppiavano di caldo i motori umani.
Gigantesche chiatte da trasporto brulicavano di servi oberati da sacchi di granaglie, mentre marinai irascibili tiravano a lucido ponti e murate di lussuosi bastimenti da crociera.
Tutte le imbarcazioni erano diligentemente registrate sui libri mastri delle autorità portuali,
il caos generava un ordine intrinseco, in cui ogni vascello aveva un codice e un ormeggio assegnato.
Stiticonio sfoggiava l’epica sbornia marina gridando tutto il suo illogico astio verso le procedure di attracco, foriere di inaudita perdita di tempo.
“Pretendo di conferire col capo di questa anticamera dell’infero.” Gridò ripetutamente sotto lo sguardo sgomento del suo secondo. Tre ore di ripetute provocazioni produssero l’intervento delle autorità portuali.
“Quale questore del porto mercantile, avrò cura di seguire personalmente le pratiche di sbarco di questo battello."
Dichiarò Deferito Vidimato, giovane ed irritato burocrate.
“Previa analisi organolettica del carico.” Aggiunse come velata minaccia.
Tre ore dopo, smaltita l’ebbrezza, Stiticonio manifestava l’estremo spavento con pianti e grida lamentose.
La indecorosa manifestazione era indotta dalle guardie portuali assiepate sul ponte, fornite di atto d’arresto per tentativo di importazione di bevanda vinosa adulterata.
“Guefitrius sia colpito da ittero e diarrea, per avermi fornito vino fasullo.” Gridò il capitano disperato.
“Egli ti suggerì prudenza e il soccorso del Kadelocolo, mentre tu hai generato una rumorosa gazzarra.” Replicò il vice comandante, severo e rassegnato al peggio.

fig04 fig04