Un lupo mannaro a Roma
Le novizie
Andreonius valutava le curve delle aspiranti ancelle, prospettando succulenti amplessi e ricche donazioni
da parte degli officianti i riti orgiastici, selezionati tra i più generosi contribuenti alle casse del tempio di Bacco Penetrante.
Mai aveva raccolto un simile gruppo di inestinguibili porcelle, tutte rampolle di nobili casate,
che le mollezze imperiali avevano trasformato in rapaci e gagliarde baldracche.
“Il rilegatore Cutolo Terrone insiste a chiedere la tua udienza."
Avvisò Perenosporo, servo mansueto ma dalla spiacevole nomea menagrama.
“Millanta crediti di antica data, ma reca con se la copia restaurata del tomo delle divinazioni.”
“Di’ lui che sono impegnato nei riti mattutini.”
Rispose Andreonius, praticando fugaci scongiuri manuali.
“Provvedi a farti rendere il volume, riferisci che stasera stessa verrà saldato con le donazioni degli adepti.”
Il servo sparì nel pronao, per il sollievo di Andreonius, turbato dalle urla dolenti di Cutolo, che per mera sfortuna,
era appena inciampato sull’uscio, battendo rovinosamente le gengive sul battente, con gran perdita di saliva sanguinante ed di due incisivi.
Pronunciando uno scongiuro che reputava più potente ed idoneo alla situazione,
tornò ai palpeggiamenti interrotti, alla ricerca di una ancella adeguata al rito pomeridiano.
alla funzione avrebbero partecipato alcune decine di importanti adepti,
tutti scortati da superbi schiavi da monta, importati a caro prezzo dalle remote province africane.
“Come ti chiami, ragazza leggiadra, le cui aperture avverto di facile espansione?”
Disse finalmente il sacerdote, intuendo una possibile seguace.
“Sono Proserpina Maggiorata e da mesi mi esercito con costanza nelle arti falliche".
Rispose l’aspirante ancella, emozionata per l’interesse suscitato.
“Non c’è schiavo e servo della mia ricca famiglia che non abbia esplorato ogni mio anfratto.
ho frequentato le terme più affollate per farmi dimora di molti volenterosi batacchi, negli ultimi giorni ho trovato asilo
nella casa di Publio Cornelio Defloratore, noto per essere il romano più dotato dai tempi di Pertinace.”
Avvinto da tali lusinghiere referenze, Andreonius interruppe ogni ulteriore esplorazione.
“La scelta è compiuta, che si prepari il talamo di Orfeo.”
una dozzina di occhi femminili, osservarono, con invidia, Proserpina allontanarsi, accompagnata da due eunuchi sculettanti.
La luce crepuscolare lasciava ombre bastevoli a nasconde-re le trasferte dei clandestini.
Perenosporo, schiavo assoggettato, aveva inibito il vagabondaggio notturno e solo sfidando le ronde riusciva a raggiungere l’amato, parimenti asservito.
“Le tue carezze sono per me fonte di indescrivibili rischi e faticose scarpinate.”
Confidò lo schiavo tremante al suo giovane amico.
“Se talvolta fossi tu a raggiungere la mia residenza, sarei meno afflitto dai brividi della paura.”
“La mia padrona indaga ogni mio movimento.” Si giustificò l’interlocutore.
“Temendo i pericoli notturni della campagna romana, veglia il sonno dei servi,
controllando personalmente che ognuno sia coricato nel giaciglio assegnato.
E’ tale la sua attenzione amorevole che, spesso, indugia presso il mio pagliericcio e con parole dolci e carezze concilia il mio sonno giovanile.”
“Gradirei una tale premura, mio bel Faticatore.” Confidò Perenosporo accigliato.
“Il mio padrone raramente indugia nell’uso del bastone sulla mia schiena, facendomi colpevole di ogni sciagura si abbatta sulla sua dimora.
Oggi, durante il rito orgiastico che celebra in qualità di ministro di Bacco, un anziano officiante,
eccessivamente sollecitato dallo spettacolo offerto dall’insaziabile ancella del dio, ha subito un infausto collasso.
Benché innocente sono stato additato causa indiretta della catastrofe e punito con calci e vergate.
Persino la caduta del padrone, inciampato nel momento dell’iniquo colpo al mio deretano, è stata causa di ulteriori e dolorose punizioni.”
“Piango la tua malasorte.” Disse il giovane, addolorato.
“Ho comunque ben chiaro che la mia ventura è rara ed estremamente benevola.
Le punizioni inique sono la regola giornaliera di molti schiavi di Roma.”
Concluse il ragazzo un attimo prima dell’assalto focoso del claudicante amante.
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