Un lupo mannaro a Roma

Unsplashed background

Impervia cartografica

Viaticus assecondava la cavalcatura che da due mesi gli tormentava le natiche. La sua fama di goffo sconsiderato non gli aveva risparmiato questa tremenda prova, che egli avrebbe immaginato degna di formidabili incursori, abili con la lingua ed il coltello, mentre lui si reputava un mediocre burocrate, che solo raramente si era cimentato in velenosi e semplici omicidi di stato.
Bulinus lo seguiva in servile attesa, pregando il suo Dio che la giornata non terminasse come la prece-dente, quando aveva dovuto assecondare le insane voglie del focoso padrone, rintanati in una grotta maleodorante, infestata da zecche e zanzare.
“Le carte devono essere state tracciate da ubriachi sconsiderati”. Sentenziò Viaticus afflitto dalle difficoltà del cammino, scendendo da cavallo.
“Oppure abbiamo percorso centinaia di miglia in direzione errata.” Ipotizzò Bulinus afflitto dai dolori lombari, rapido ad emulare il padrone.
Viaticus ignorò l’infausta prospettiva dello schiavo, consapevole che l’innato pessimismo ebraico superava la predisposizione cartografica dei Sanniti, di cui era un orgoglioso discendente. Ricavò da una sacca la fidata mappa geografica, rassegnandosi, dopo molti minuti di studio, all'assenza di qualsiasi riferimento utile a ritrovare la via.
Le impervie regioni orientali erano dense di selve, che i solerti legionari romani, nei secoli, non erano riusciti ancora ad estirpare.
Le tribù di Eruli cacciavano le residue mandrie di uri o i cervidi migratori, osteggiando le odiate tribù dei goti,
che ambivano a terre da depredare.
Sempre più spesso le orde germaniche giungevano forti di altisonanti vessilli ed armamenti potenti,
inducendo gli Eruli a rintanarsi nel profondo della selva orientale.
“Abbiamo evitato ogni accampamento che non fosse popolato da Eruli.”
Disse Viaticus impegnato nella cottura di un gallo cedrone catturato il giorno prima.
“Più spesso siamo scampati dall’essere ridotti a servi da fatica o a pietanza serale di misteriose tribù antropofaghe.”
Rispose lo schiavo giudaico, in trepida attesa dell’agognato boccone in via ci cottura.
“In quanto agli Eruli, si direbbero inghiottiti dalla terra. o sterminati da qualcuno dei tuoi dei;
ma sei sicuro, padrone, che il nostro lungo girovagare non ci abbia condotto in luoghi alieni anche agli Eruli?”
“I tuoi dubbi sono l’empio prodotto di uno sciocco monoteista.”
Proferì Viaticus porgendo una fumante porzione di gallinaceo arrostito.
"Domani il sonno ristoratore ci avrà reso la mente lucida e arzilla.
Sento che troveremo la retta via e concluderemo egregiamente la missione."
Detto questo il sannità si dedicò alla meticolosa pulizia delle ossa del pollo,
per poi passarea alla preperazione del pagliericcio per la notte, che si prospettava umida ma sopportabile.
La mattina seguente, dopo la un'ora di cavalcatura, Viaticus sbottò:
“Vorrei sapere il nome dell’indegno pretore viario di questa provincia,
dovrebbe trattarsi di Publio Cornelio Nobiliore, dato che ci troviamo ad est della Dalmazia.
Sono giorni che non scorgo un solo cippo segnaletico, il pretore dovrebbe essere dato in pasto ai corvi.""
“Vorrei confortare la tua affermazione, padrone, dicendo che, in realtà,
sono due mesi che non abbiamo incontrato alcuna traccia di segno viario sui sentieri sconnessi che abbiamo percorso.”
“La tua precisazione non richiesta non mi genera, invero, alcun conforto.” Sospirò affranto Viaticus.

fig01 fig01