Phallus Dei
Bontà divina
L’ultimo concistoro divino aveva deliberato il collasso gravitazionale della galassia AZ418.
Tutti i sedici milioni di soli della strepitosa galassia si erano concentrati in una massa infinitesima che ora turbinava, in tetra solitudine,
in un angolo buio e pernicioso dell’universo fisico.
La delibera si era resa necessaria per dare giusta soddisfazione al colossale Minkyon, figlio di sesto letto di una cugina del supremo MAGNUM-A.
Gli abitanti di uno degli infiniti pianeti della galassia, denominati ‘pipperi’, dopo una prodigiosa e inusitata apparizione del dio,
avevano dato vita ad un culto ilare e sguaiato, in cui venivano proditoriamente eseguiti velenosi sberleffi
nei confronti delle divine fattezze ed il nome stesso del dio era stato usato per epiteti scanzonati ed offensivi.
Minkyon, nella sua infinita bontà, aveva ignorato il comportamento blasfemo, fino a quando, nel corso di una celebrazione in suo onore,
non decise di apparire nuovamente ai pipperi in tutta la sua strabordante massa adiposa, arricciata in un profluvio di pliche affastellate.
in cambio il dio ricevette una serie infinita di lazzi e canzonature, che gettarono l’entità in una profonda crisi depressiva,
da cui il dio si sollevò solo centomila anni di orge terapeutiche.
Anche stavolta un'entità divina era stata vituperata dalla genia dei mortali, gettando nello sconforto mistico l’estetico Mazzuk.
Ogni entità divina elucubrava drastiche dinamiche cosmiche in grado di annichilire l’indegna galassia, che aveva generato gli esseri sacrileghi.
“Conosco bene la repulsione che ci anima dalla notte dei tempi.” Tuonò l’imprescindibile MAGNUM-A,
chiamando a raccolta i supremi reggenti dell’universo.
Tutti noi creiamo dal vuoto cosmico, separando le forze opposte, e generiamo le leggi che le organizzano.
Questa è la nostra natura, la creazione e la matematica complessità, in ciò noi traiamo la forza che ci lega all’eternità.
Adesso è nuovamente necessario operare in opposizione alla nostra natura e dissociare ciò che era stato ordinato,
che il più solerte tra noi intervenga per la prossima purificazione, distruttiva ma necessaria.”
Gli dei mormorarono tra di loro, provocando una nuova radiazione di fondo.
Tutti conoscevano bene lo stato di prostrazione mistica che continuava ad affliggere gli esecutori degli annichilimenti galattici.
La diagnosi era di “stato di dissociazione schizofrenica, generato da un pernicioso conflitto mistico-interiore.
Bengurion, pacioso dio crepuscolare, esecutore del collasso di AZ418, si era ritirato in un eremo ai margini dell’universo
a baloccarsi con improbabili bolle polimeriche, mentre i precedenti castigatori si erano ridotti a masse vaganti,
incapaci di nuove sintesi creative.
Visti i presupposti furono sufficienti sedici nanosecondi per constatare l’assenza di volontari
e Magnum-A dette inizio alla solita pratica stocastica.
“Affidiamo l’insano compito a colui che non soffre per le dissociazioni operate.”
Propose Double Face, dea frivola e licenziosa, nota per la carenza di ponderazione.
Tutti ovviamente intuirono l’insano riferimento all’improponibile Molok e produssero una potente vibrazione di riprovazione.
Nessun dio dotato di equilibrio mistico poteva pensare di coinvolgere l’abominevole essere in questioni così tragiche e delicate,
più di uno elaborò la considerazione che solo una dea superficiale come Double Face, poteva partorire una idea così divinamente stupida.
Magnum-A, che da qualche tempo nutriva una anomala attrazione metafisica per la dea concupiscente,
invece di censurare l’insana proposta, annebbiato dai propositi lussuriosi, accolse il suggerimento, tra la sorpresa generale.
“E’ guinto il momento che al parente epurato sia offerta questa iniqua possibilità; che sia convocato istantaneamente.”
Per la prima volta dopo ere innumerabili, Molok osservava tutti i suoi consanguinei, odiandoli all’unisono in un magico istante.
Magnum-A tuonò l’inderogabile investitura. “La tua essenza brutale si ostina a ricercare l’ebbrezza della distruzione,
le tue voglie incontrollate anelano all’annichilimento e al buio.
Ho contrastato ripetutamente l’ iniqua brama e l’incongrua equazione immateriale che hai continuamemte tentato di sviluppare.”
Magnum cominciò poi a sprofondare in prolisse giaculatorie, esaltanti le frenesie creative della stirpe divina.
Molok, che detestava in modo furibondo la loquacità dell’Immaginifico, fu colto da inconsulta sindrome pruriginosa,
che lo indusse a spargere per l’etere la sua tristemente nota forfora repellente, grattata via dagli artiglioni
in frenetica attività sulla cute infiammata.
Per interrompere il nefasto processo, prima che le intemperanze degli altri dei esplodessero in fauna batterica forforicida,
Magnum passò direttamente al sodo.
“Ti verrà concesso di sfogare la foia distruttrice sulla galassia WWF17; elabora le concezioni gravitazionali per il collasso finale,
io non ti contrasterò.”
L’abietta investitura provocò mugugni cosmici, che si manifestarono in potenti getti stellari in innumerevoli galassie.
Molok invece, inebriato per l’importanza che, improvvisamente, si trovava a ricevere, cominciò a galleggiare, privo di gravità permanente.
Dall’alto ammirava lo stuolo divino che lo osservava speranzoso, disposto a veder sfogare la sua furia malvagia su una intera maestosa galassia.
Inesorabilmente Molok si poggiò sul piano di collisione divino, ergendo le corna possenti e vibrando miliardi di scaglie.
“Dichiaro la galassia WWF17 di mia assoluta competenza e sotto la mia totale protezione; nessuno osi alterare alcuna traiettoria gravitazionale,
o interferire in alcun modo con stelle, pianeti e abitatori mortali; WWF17 è cosa mia! Soprattutto gli umani abitatori del pianeta Terra
sono miei prediletti ed intoccabili.” Tuonò Molok glorioso e trionfante.
I brusii di sorpresa dei parenti furono bruscamente interrotti da un fracasso assordante;
era la struttura mistico-fisica di Mazzuk che collassava in una nuova forma anatomica iper-depressiva.
fig34