Phallus Dei

Unsplashed background

Una mano lava l'altra ma una è più veloce

I tre fuggiaschi non smettevano di rimpinzare il roditore che impensabilmente era stato artefice della fuga salvatrice.
Il topo, dopo aver rosicchiato lacci e laccioli, aveva indicato una inopinata via di fuga attraverso cunicoli inestricabili.
“Gloria eterna al dio dei topi.” Recitò Melvin baciando il naso del suo salvatore.
“E morte a tutti i felini.” Replicò Raptor massaggiando delicatamente la piccola schiena pelosa.
“Quale benevolo spirito dovremo ringraziare per questa miracolosa salvezza?” Invocò Raptus in estatica preghiera.
Insensat, soddisfatto, cominciava a pensare che, in fondo, il nuovo lavoro, non era poi tanto male.
Le valli alte fiorivano diverse volte all’anno.
Gli abitanti lavoravano come formiche fameliche, coltivavano ed accumulavano, instancabili, generando appetiti rapaci nelle genti montanare, tentate da scorrerie rapinose.
Melvin ammirava l’ordine apparente dei coltivi, grassi di frutti e ortaggi, carezzando con costanza il minuscolo topo salvatore, distolta solo dalla necessità di affettare, all’occorrenza, affamati e occasionali briganti.
L’evasione, insieme a due infausti condannati, l’aveva condotta su un carro cigolante, traboccante di inusitate masserizie, appartenenti a qualche alchimista di corte; era stato sempre il formidabile sorcio a indicare il mezzo, già equipaggiato di equini robusti e riposati, che il fato, imprevedibilmente benevolo, aveva lasciato sulla loro via di fuga.
Ho richiesto alla tua benevola immensità tre formidabili elementi, dotati di forza, astuzia e incrollabile determinazione; tu mi hai consegnato due incredibili marpioni e una superba e mortifera guerriera.
“Questo futile ciarpame mi solletica un’idea formidabile.” Dichiarò Raptus in truffaldina concentrazione.
“L’ultima idea ci stava trasformando in polpette arrostite.” Protestò Raptor ancora tremebondo al ricordo della prigionia Babilonese.
“Le terre di Assurimat, sacre al dio Mazzuk, sono popolate dai gonzi più danarosi delle terre emerse; sono sicuro che potremmo trasformare il ciarpame di questo carro in ricca e ambita mercanzia.”
“Assurimat è ben lontana dalla perfida Malizia, mi sembra una buona idea.” Concordò Raptor.
“Non so perché, ma sono d’accordo con voi.” Disse la ragazza con inculcata convinzione.
Igurion, come era suo costume estivo, impegnava la notte di guardia in rapinose partite con i villici che, con i carri ricolmi di derrate, erano disposti anche a costose sconfitte, per assicurarsi un rapido accesso nella cittadella sacra di Assurimat, la mattina successiva.
Tuttavia i poco abbienti contadini e artigiani osservavano con invidia e stupore le centinaia di piastre che due distinti mercanti di rarità, che si erano presentati come Raptor e Raptus, riversavano, partita dopo partita, nelle tasche dell'avido capoposto, assicurandosi procedure di accesso quanto mai sommarie e preferenziali la mattina seguente.
In effetti, quando ancora la fine della colonna dei carri non appariva alle guardie della porta, i maldestri giocatori stavano magnificando le loro merci esotiche, per la gioia di nobiluomini e nobildonne danarosi e ansiosi di accaparrarsi oggetti talismanici e misteriosi.
“Queste penne straordinarie perdute dalla dea Ar-tiroide, oltre a proteggere il possessore e la di lui famiglia da malocchi e malattie, conferiscono doti di intelligenza e sagacia.”
“L'ambrosia di questa ampolla guarisce ogni male e neutralizza qualsiasi morso velenoso compreso quello della suocera.”
“Il vello dell'ariete delle nevi rende invulnerabili chi lo indossa, per tutta la durata dell'inverno.”
“Il morso di questo ragno malmignatto renderà l'amato recalcitrante, affettuoso e consenziente”.
L’esposizione verbale era assecondata dalla flessuosa e discinta schiava Melvin, la quale passeggiando tra i compratori, tenendo la merce ben visibile tra le mani, permetteva a tutti di vedere da vicino cotante preziose rarità.
La masserizia esotica non mancava, inoltre, di polveri svariatissime, ricavate da animali rari e leggendari e numerosi erano enormi denti di mostri marini, che i nobili abitanti del palazzo reale, cercavano di accaparrarsi a colpi di migliaia di piastre.
“Mai mercanti hanno esposto merce di tale valore in Assurimat!” Sentenziò il Ciambellano di giornata sopraffatto dalla vista di enormi ragni neri mummificati, indispensabili per la cura della rogna pruriginosa.
“Invoco la ragione di stato per permettere, eccezionalmente, a cotali mercanti, di permanere nottetempo nel palazzo e fare di loro ospiti ossequiati, quantunque non di nobile origine”.
La decisione del ciambellano fu accolta con un boato di acclamazione, frotte di cortigiani videro la possibilità di accaparrarsi pezzi rarissimi e taumaturgici, in grado di fare di loro persone invidiate e prestigiose fra i nobili di Assurimat.

L’ospitalità in Assurimat, era evento raro, essendo riservate unicamente a sporadiche delegazioni reali.
Tutti i visitatori della città sacra al dio Mazzuk erano obbligati a lasciare il palazzo al tramonto.
Quando un ospite era invitato a pernottare, i preliminari di accoglienza erano numerosi e inderogabili.
L’invitato veniva denudato, depilato integralmente e clisterizzato, quindi lavato ripetutamente in acqua saponata e risciacquato con essenze potentissime, massaggiato e cosparso di oli e unguenti.
Per finire veniva rivestito con la bianca tonaca dell’ospite. Questa doveva rimanere rigorosamente candida, pena la ripetizione completa del rituale.

Raptor e Raptus avevano appena subito l’intero trattamento di accoglienza e si apprestavano a intraprendere la visita guidata al palazzo che, eccezionalmente, la racchia figlia del re Bazum, Tuberosa, aveva preteso di condurre, nella palese speranza di ingraziarsi gli ormai leggendari mercanti, onde ottenere una pozione in grado di darle la bellezza che madre natura le aveva negato.
“Le settecento sale del palazzo reale sono cosparse di stupendi affreschi, suddivisi per ala. I miei appartamenti sono collocati nell’ala dedicata alla bellezza.” Spiegò la principessa saltellando vicino ai due supposti mercanti.
“Ovviamente!” , si affrettò a ribadire Raptus, che non riusciva a decifrare la forma del grosso bubbone che ornava il naso tuberoso della principessa.
“Da quando il maleficio mi ha colpita, non ho mai cessato di vivere in società, forte della profezia del dio Mazzuk; un giovane sapiente porterà con se il magico filtro che annullerà l’incantesimo, io tornerò la più bella tra le mortali e il giovane sapiente il mio sposo, sento che quel giorno è vicino; consulterò il gran sacerdote quanto prima.""
Dichiarò la principessa, fissando la poderosa e muscolosa mole di Raptus.

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