Phallus Dei
Riunione perniciosa
Nella sala del trono di Babilon, era appena iniziato un sinodo che, nelle intenzioni dei partecipanti, avrebbe
determinato la storia dei successivi tre o quattro secoli.
Assieme al funesto imperatore Saddik III, assiso sul trono pensile a circa cinque metri dai comuni mortali, partecipavano:
Arraff ‘O Tut rettore economico con delega imperiale ai traffici immorali,
inestinguibile artefice di processi economici volti alla rovina di città e regni, affamatore di popoli,
nventore del tasso di prestito del 50000 % e propugnatore della scorticatura per la repressione dell’insolvenza.
L’empio Menefrek, capo delle forze armate terrestri, devastatore indefesso e persecutore delle vedove e dei deboli,
supervisore, a tempo perso, del mattatoio di stato.
Il turpe Masokis, ammiraglio supremo, cultore della rappresaglia preventiva e ideologo dello sterminio dei vinti,
grande collezionista di teste nemiche.
Il commodoro Condor, considerato il più moderato tra gli oligarchi malvici, da quando, dopo la conquista della città di Suse,
si era pietosamente limitato alla eliminazione della sola metà della popolazione, riducendo i maschi superstiti
a schiavi da fatica e le femmine a serve da monta.
Condor era anche responsabile degli approvvigionamenti militari, e capo del misterioso reparto ADM,
dedito alla fabbricazione di nuovi e mortali sistemi d’arma.
Completava l’ameno gruppo, il capo di stato maggiore Serpex, stratega infallibile, inventore di trucchi indegni ed efficaci,
tra cui quello, ripreso secoli più tardi da Ulisse, del cavallo di legno.
Serpex era anche il comandante della polizia segreta, ed era un instancabile cultore di ogni forma di tortura e sevizia.
In effetti alla riunione partecipava anche, appartato in una nicchia segreta, Mischiadè lo scita, consigliere ombra, tenuto in gran conto dall’imperatore,
con gran scorno degli altri gerarchi che soffrivano di traboccanti travasi biliari ogni volta che l’imperatore trascurava le loro proposte dietro suo consiglio.
I partecipanti del concilio imperiale erano ben consapevoli della presenza clandestina dello scita, tollerandola di buon grado,
perché ne sottolineava la figura irregolare.
Mischiadè, non appartenendo alla pura stirpe mesopotamica, era infatti formalmente indegno a prendere posto
fra i grandi della Malizia.
Dal canto suo il consigliere, pur sapendo che la sua presenza era nota a tutti, gradiva questa partecipazione subdola,
che appagava la sua innata vocazione all’intrallazzo e all’inganno.
“Pretendo un rapporto sullo stato di avanzamento del progetto ‘orrore in Lascivia".
Gracchiò l’imperatore stritolando diverse falangi dello schiavo antistress, incatenato ai suoi piedi.
Il tapino, cui erano state recise le corde vocali e tagliata la lingua, non riuscì che ad emettere un penoso sospiro.
Arraff’ O Tut sollevò la sua figura funerea fissando con acredine Serpex,
cui aveva prestato una delle dodici mogli, la settimana prima, che ancora non gli era stata restituita.
“Il nostro prodotto interno lordo è al massimo storico, per l’ imponenza delle spese militari, fortunatamente la popolazione
civile non smette di impoverirsi (e noi siamo solerti a prestare loro le risorse per la sopravvivenza);
il numero di reietti, secondo i calcoli, ha raggiunto la massa critica e una guerra lunga e sanguinosa
è impellente, per diminuirne il numero e per rimpolpare le casse col bottino depredato ai vinti.
Abbiamo individuato nella ricca Lascivia l’obiettivo della nostra azione militare; le città stato di quella regione,
si crogiolano nella illusoria sicurezza di mura e bastioni, le nostre milizie organizzazate ne avranno ragione.”
L’imperatore riversò, sul povero schiavo, tutta la sua eccitazione, producendo un sinistro scricchiolio di falangi fratturate,
poi rivolse lo sguardo indagatore sul capo di stato maggiore Serpex, che intervenne prontamente.
“Il nostro esercito di invasione è in subdola attesa nei grandi cantiere mimetici delle torri piramidali, come da me architettato;
la copertura ha concesso l’ammasso di truppe e mezzi in gran copia, al riparo dai sospetti dei lascivi.
Alcuni spioni lattari sono stati neutralizzati dai miei reparti di controspionaggio, le azioni belliche potranno iniziare
entro questa luna, i generali sono allertati.”
Il generale Serpex recitava il rapporto consapevole di generare fra gli altri gerarchi ribollimenti gastrici;
infatti egli parlava come se fosse l’ artefice della macchinazione bellica, sminuendo, con proposito, il contributo
dei funesti colleghi.
Il solo Saddik reagì con un ghigno godurioso al ricordo delle sevizie inflitte alle spie catturate.
Il torvo Menefrec, anelando la sua parte di apprezzamento imperiale, dispiegò uno spettacolare lenzuolo topografico,
suscitando l’invidiosa ammirazione degli altri generali.
“I ponti mobili potranno essere posizionati in poche ore, due distinte masse d’urto invaderanno la Lascivia e non daranno scampo.”
La voce fastidiosamente gracchiante di Menefrec, generava le solite smorfie di fastidio negli interlocutori.
Incurante di ciò, il generale delle forze terrestri continuava a saltellare intorno alla mappa descrivendo le fasi dell’invasione
ed emettendo strida fameliche, quando indicava i luoghi delle previste disfatte dei nemici.
Dieci minuti di esposizione zompettante avevano affannato il mortifero generale, che prese una pausa per rifiatare.
L'attimo fuggente fu colto da Masokis, lesto a portare il suo contributo alle trionfali prospettive.
“Il lavoro di scavo del canale nelle antiche terre di Krim, è quasi completato;
le acque del gran lago si riverseranno in mare e la nostra flotta lacustre, oggi innocua,
rivelerà tutta la sua mortifera potenza alle opulente città costiere.
Masokis era molto orgoglioso dell’imponente progetto ingegneristico, che aveva spacciato per suo ma che, in realtà,
aveva rubato ad un geometra locale, fatto sparire tra gli stuoli di schiavi monouso.
il progetto aveva suscitato la perplessità nei gerarchi, ma aveva generato entusiasmo in Saddik III, che, per questo,
aveva innalzato il generale al rango di ammiraglio massimo.
A questo punto il commodoro Condor, il cui prestigio era stato scalfito dal deprecabile ladrocinio che aveva funestato le nozze della figlia,
intervenne con inusitata energia, gridando la sua brama di riscatto.
“I genieri delle brigate di fabbricazione delle armi di distruzione, hanno approntato nuovi e devastanti strumenti.”
Condor schioccò le dita, avvisando un gruppo di efficienti soldati che, in pochi secondi, compose un leggero traliccio di legno.
“Questa è la rappresentazione in scala della torre d’assalto; le mura nemiche verranno facilmente espugnate da questi perfetti ordigni,
le città fortificate non avranno scampo.”
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