Phallus Dei

Unsplashed background

Incantesimo fetido

Savina arrancava nella melma maleodorante, ancora incapace di rendersi conto, anche se forse cominciava ad averne sentore, di quale fetido scherzo gli avesse giocato il nano e di come la sua situazione si fosse maledettamente impastoiata.
Dopo una intera mattinata passata a fare poche decine di passi sprofondata nel fango e cotta da un sole selvaggio, la ragazza riprese ad imprecare ferocemente.
“Fottutissimo di uno gnomo, se porto la pelle fuori da questo pantano giuro che lo farò arrosto; verme traditore.” Ansimò osservando con disappunto un enorme rospo largo quasi un metro, che sembrava guardarla con vago interesse.
“Guaiva peggio di una iena assalita da un branco di pulci; ed io, idiota deficiente, che gli ho lasciato lo spazio-tempo per fare l'incantesimo! Almeno sapessi dove mi ha sbattuta.”
Ormai ridotta alla disperazione, trovò la forza di sollevarsi dall'impasto di fango marcescente fino ad una sorta di isola un pò più asciutta e solida della distesa circostante. “Chi calpesta le moleste zolle dell'Assenza? Chi osa avvicinarsi alle porte del Blackout? Sciagura e tormento sull'infelice mortale! Terrore e dannazione sull'empia imprudente! Scempio e scompiglio sulle sue membra sparse.”
Savina crollò sulle ginocchia agitate da tutto il tremore che la stanchezza aveva potuto lasciare alla paura, osservando, con orrore, l'ignobile ammasso traslucido, informe e pulsante, da cui si era levata la lugubre voce.
La ragazza urlò rotolando nel fango per evitare ogni contatto con l'essere gelatinoso. “E tu chi sei?” Chiese Savina sforzandosi di controllare un furioso attacco di panico.
“Io” Rispose l'essere secernendo quantità di bava “Sono l'Ectoplasma Flaccido, estremo guardiano delle porte del BlackOut, ove le ombre degli assenti vagano in cerca del corpo smarrito. Te, piuttosto!, perché ti aggiri fra queste lande fatali? Non hai forse cara la tua vita insignificante?. Esseri orrendi scivolano tra queste marce regioni; qui è la morte che prepara all’estremo divenire. Vattene via o lasciati decomporre.”
“Io sono qui vittima di un maleficio e vorrei proprio stare da un’altra parte, dimmi cosa posso fare per tornare da dove sono arrivata.” La ragazza, pur se in preda alla paura, cercava di assumere atteggiamenti che non indisponessero l’ignobile gelatina, che, seppur minacciosa, poteva forse esserle di aiuto.
“In altri momenti avrei estratto dal tuo corpo i freschi succhi, perché la mia ragione di vita è la degradazione conclusiva, ma tu sei ancora vitale e ciò ti rende inutilizzabile, inoltre questo e il periodo della marcescenza e per me è preclusa ogni assimilazione. Visto che la tua volontà vitale è potente chiamerò il Riskio”
Così dicendo l’ectoplasma si lasciò andare ad una liberatoria secrezione giallastra e schiumosa, che misteriosamente richiamò il Riskio.
La melma placida fu solcata da onde fetide, che lasciavano intuire una grossa bestia in movimento sommerso.
Savina non sapeva se pregare o sperare, fino a quando un lungo nastro scivolò silenzioso sull’isolotto. Il verme interminabile si accatastò su se stesso sotto lo sguardo terrorizzato di Savina che non riusciva a osservare un lombrico senza provare un isterico desiderio di fuga.
La sua fobia aveva stimolato i commilitoni a quotidiane angherie a base di bruchi e bigattini. Non era mai riuscita a superare l’illogica paura, quando però l’anellide evocato dall'ectoplasma prese a scivolare verso di lei pungendola con uno stiletto paralizzante e cominciò ad ingoiarla inesorabilmente, i suoi diciannove anni di paure trovarono una ragione finale.

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