Phallus Dei

Unsplashed background

Non tutti gli dei sono uguali

Molok intanto stava imprecando contro Acarut, subliminale genio entomologico.
Da poco era riuscito a reclutarlo fra le schiere diaboliche, soffiandolo al dio silvestre Oikos.
Sul principio l'operazione gli era parsa come un colpo magistrale e di grande importanza strategica, se non che Acarut si era ben presto rivelato psicolabile e afflitto da tremende crisi depressive, che ne limitavano moltissimo le prestazioni, rendendolo poco affidabile.
L'invasione delle cavallette nelle pie terre di Escarion, già tormentate dalla siccità, avrebbe dovuto rappresentare il colpo di grazia per le popolazioni locali, adoratrici dell'insopportabile Minkyon.
Purtroppo, però, le povere bestiole, sfinite dalla lunghissima migrazione, avevano raggiunto la meta totalmente incapaci di far danni, e, anzi, erano state accolte dagli escarioti come manna salvatrice, raccolte in gran numero e cucinate alla brace, con grandi feste di ringraziamento verso l'imbelle Minkyon, ritenuto l'artefice dell'intervento salvifico.
Anche la progettata distruzione del grande tempio di suo cugino Vauth era stata un fiasco. Acarut infatti, anzichè spedire tra le travi ignee del tempio stuoli di devastanti termiti xilofaghe, in un momento di confusione sistematica, vi aveva fatto affluire eserciti di voraci formiche entomofaghe, che in breve avevano ripulito il tempio da fastidiosissime pulci, che da mesi tormentavano i monaci del dio Vauth.
Anche in questo caso il risultato fu quello di scatenare il giubilo più grato verso l'obiettivo stesso dell'azione guastatrice e Vauth fu oggetto di riti di ringraziamento straordinari e doni ricchissimi, con grande scorno di Molok, che si azzannò un tubercolo per la rabbia, ripromettendosi di limitare al massimo l'impiego del nuovo acquisto, Acarut.
Per migliorare il suo stato psichico, Molok prese, allora, ad elaborare oscuri progetti dissociativi, che si coagulavano in malefiche spirali cosmiche in grado di innescare mostruosi collassi stellari.
Come al solito l’intervento dell' universale MAGNUM-A avrebbe interrotto quell’inebriante sconquasso dissociativo, provocandogli il consueto livore diabolico e uno spropositato mal di corna, tuttavia la vista delle traiettorie distruttive e l’incipienza dei cataclismi cosmici, gli avrebbe conferito un profondo benessere emotivo.
Ritemprato, il diabolico si immerse in nuove malvagie macchinazioni ai danni dei parenti stretti; chiamò la flessuosa Imenez, demone femminea e depravata, e, muggendo il proprio compiacimento, le rivelò il torbido piano, appena generato, per offendere e deprimere, l’odiato cugino Mazzuk. “Fingendoti ninfa celeste, adescherai il mio insulso cugino, con le sordide arti meretrici, quindi disprezzerai pesantemente le sue doti virili.”

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