Phallus Dei

Unsplashed background

Toccata e fuga

Il mercato di Babilon offriva infinite attrattive. Girovaghi e saltimbanchi stupivano con esibizioni ingannevoli, mercanti logorroici proferivano panegirici su merci incongrue e una moltitudine di curiosi inebetiti da tanta ipnotica confusione pascolava senza meta logica.
“Hyngiaklà bakun! Qaty ins’ de katiym! Hyngiklà! Hyngiklà!”. Hamb o’Zefir era fra i mercanti di Babilon più scaltri e avveduti, non perdeva tempo in merce da poco, ma trattava solo roba di classe, rara e costosa, così che solo una clientela selezionata poteva godere della sua affabile eloquenza che egli, pur nativo di Yeraklyon, era in grado di esercitare in più di centosettanta idiomi, con la stessa graziosa oratoria: “Stradepaq, tntrakon zuf t’putt, Kranzokk, tntrak zap t’merìt.”
L’eloquenza poliglotta di O’Zefir, tuttavia, stava cedendo allo sdegno incredulo, generato dalla constatazione che i due ricchi e velocissimi clienti, di cui uno veramente mastodontico, stavano allontanandosi con le mani avvinghiate ad alcune delle più belle collane di perle nere che fosse mai riuscito a mettere sul mercato.
Il turpiloquio espresso dell’infausto Hamb o’Zefir durante l’inutile inseguimento dei ladri mentitori, risultò oscuro per il popolo del mercato, essendo stato proferito nella complicata lingua uzaca, ricchissima di volgarità impensabili. Anche da questo si dimostrava la grandezza di un mercante interetnico.
Gli atletici ladri si erano lasciati facilmente inghiottire dall’intrico viario del mercato di Babilon; dopo un fugace cambio di abiti e di identità erano ridotti a mendici deformi, ignorati ed evitati da ogni passante, mercante o guardia solerte.
La sera i due ladri consumavano in amorosi intrecci le tensioni ribalde accumulate e le energie incamerate dalla succulenta cena, primo frutto ricavato dal bottino perlaceo.
“La tua forza ed astuzia avrebbero dovuto far di te un ricercato scudiero di principi e sovrani, l’instancabile membro poteva estasiare morosi ben più importanti di un povero ladro.” Rifletteva Raptor avvinto dall’amorosa stanchezza.
“Nessun re gode di un compagno gentile ed abile come colui che gli dei benevoli mi hanno riservato.” Ricambiava Raptus in languida posa. “La mia natura rifugge le amicizie interessate, ciò che mi serve lo rubo e ciò che rubo consumo, sfuggendo le brame dell’accumulazione e della vita tranquilla.”
“Sei un filosofo acuto, farò di te mia guida e maestro, se vorrai omaggiarmi di tanto onore.” Recitò Raptor inebriato dal compagno. “Il mio destino è di sfuggire la maledizione che mi assilla e che mi trasforma in brutale devastatore.”
Ammise il gigante rattristato; “negando la mia natura, mio padre mi affidò a un mago imprudente, per rendermi la foia maschile. Divenni cavia dell’incauto stregone, che mi propinò pozioni nauseabonde e praticò su di me incongrui incantesimi, imponendomi, inoltre, estenuanti prove di forza. Divenni così possente ma instabile, giacchè una minima scintilla scatena in me una cieca e devastante violenza.” “Sarò il tuo fedele e costante custode.” Promise Raptor impietosito.

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