Phallus Dei

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Convocazione

Improvvisamente il portone già lesionato di suo, fu inesorabilmente abbattuto, insieme ad una intera ala della stamberga, dalla inopinata irruzione di un drappello di giganteschi soldati, che, con espressione omicida, circondarono il trasandato Cialtruk, paralizzandolo di terrore.
“Mago degno di onore e fama immortale, l'inavvicinabile imperatore vuole i tuoi servigi, abbi quindi la compiacenza di seguirci immediatamente fino alla di lui sacra residenza.” Proferì il più alto in grado, in tono poco convinto.
Il mago farfugliò qualche frase sconnessa, poi, recuperata una parziale lucidità, alzò dignitosamente il collo dichiarando con voce appena tremolante: “Sarò il più felice tra i mortali e il più glorificato tra gli astrologi se il grande imperatore vorrà concedermi di servirlo, per quanto le mie scarse conoscenze potranno permetterlo.”
“Seguici allora, e porta con te tutto il necessario per un consulto, e prega che le tue scarse conoscenze siano sufficienti a soddisfare i desideri del nostro Signore ”.
Cialtruk, in pieno stato confusionale e turbato dalle ultime parole del soldato, arraffò quante più tavole esoteriche gli riuscì di trovare e le ficcò nell'ampia bisaccia nera, decorata con arcane figure; vi aggiunse parecchi oggetti misteriosi e inutili ai fini di qualunque attività magica, ma efficacissmi ad impiantare un minimo di scenografia. Ricorrendo a terribili minacce riuscì a convincere il suo topo aiutante ad abbandonare la tana e a seguirlo, ben nascosto in una ampia tasca della sua palandrana.
Durante il tragitto, il mago cercava di indovinare il motivo di quella inaspettata convocazione, dato che l’inavvicinabile corte imperiale pullulava di dotti e abilissimi maghi e stregoni. Forse anche loro avevano raccolto i presagi funesti e cercavano da lui, mago popolare ma celebrato, conferme o rassicuranti smentite.
Saddik III, intanto, era di pessimo umore, da sette giorni era tormentato da un doloroso attacco di gotta e ormai neanche la visione, ogni tre ore, di flagellazioni di belle e delicate fanciulle, gli risultava di sollievo.
il cerusico di corte aveva parlato di assuefazione al farmaco; ciò aveva portato il tapino alla bollitura nell'aceto, ma adesso, senza nemmeno più il cerusico, Saddik III si trovava ridotto alla disperazione.
“L'astrologo Cialtruk è giunto al tuo incommensurabile cospetto e chiede di renderti omaggio e servizio, o possente imperatore.” Declamò con titubanza il più temerario fra gli annunciatori di palazzo.
L'imperatore, claudicando, si accese di collera funesta e imprecò più volte contro gli idioti che lo circondavano. “Fatelo entrare grande massa di incapaci sobillatori, andate via dalla mia casa, voglio restare solo con il mago, che nessuno osi disturbarmi per alcun motivo!”. Vista la mala parata, la corte si dette alla fuga precipitosa, analoga a quella che sarebbe stata provocata da un terremoto disastroso, anche perché l'imperatore era solito far giustiziare all'istante chiunque osasse contraddirlo.
Sconcertato dalla fuga catastrofica, lo spaurito Cialtruk fu spintonato a forza nella sala del trono e rinchiuso da solo con l'imperatore e le enormi guardie imperiali.
“Mago potente.” Gridò Saddik III, con ampio gesto delle braccia facendo rimbombare la sua voce nella sala svuotata “ho bisogno di te. Io, divino imperatore della Malizia e di tutte le terre comprese tra il Nibio e l'Empruvio, ti chiedo un servigio che potrà renderti l'uomo più ricco del regno”. Quando l'imperatore Saddik III ebbe terminato di parlare, Cialtruk osò sollevare il naso da terra, da dove lo aveva depositato in un inchino reverenziale al limite della rottura di schiena:
“Sublime e potente sovrano, il tuo servo umilissimo e devoto non chiede che di esaudire ogni tuo desiderio.” Dichiarò l'astrologo con voce angosciata.
“Se la tua fama è pari alla tua potenza, allora potrai essermi di grande giovamento, risolvendo il disturbo che oramai da molti mesi mi tormenta”. Cialtruk osservò le estremità fasciate del pernicioso regnante, benedicendo la sua fortuna sfacciata; da giovane infatti aveva imparato a curare le malattie circolatorie delle estremità, nell'università per cerusici di Babilonia, prima che la mancanza di pecunia troncasse la sua carriera universitaria.
“Cerusici e pranoterapeuti hanno fallito ignobilmente ed io li ho giustamente puniti mandandoli ad ingrassare i coccodrilli sacri, ma sento che tu, invece, con la potente magia, riuscirai a restituirmi il vigore che così ingiustamente mi è stato sottratto."
L'astrologo inorridì alla notizia della fine subita dai suoi predecessori e persino Insensat lanciò uno squittio di disappunto dalla tasca della tonaca; in effetti ricordava che la cura della gotta era lunga e delicata e sapeva che una non profonda conoscenza delle scienze erboristiche, comportava fallimenti che, nel caso particolare, sarebbero stati non più ripetibili.
Alla fine del preambolo l'imperatore assunse tono ufficiale e solenne e proferì la regale investitura che sempre precedeva la consueta fregatura: onore o morte.
“Io, unico imperatore, che estendo lo sguardo dominatore dalle fredde terre di Krim fino alle fertile Malizia, io, il signore di Babilon, il distruttore di città, non posso tollerare la mancanza della forza virile che ingiustamente mi è stata tolta; ormai da due inverni la mia asta gloriosa non accresce il vigore e giace in flaccida posa. Pertanto ti ordino di trovare un rimedio con pozioni magiche o medicamenti, oppure altresì di farti interprete del mio volere presso gli dei o demoni ossequiosi della mia volontà. Se sarai in grado di ottenere quanto richiesto sarai nominato duca delle terre Malviche e avrai in sposa due delle mie figlie, se invece ti dimostrerai inetto e millantatore di sapienza magica verrai espulso dal congresso dei viventi e incorporato nello spirito del dio Kayman mediante passaggio nelle fauci dei sacri coccodrilli."
Le ultime frasi dell'imperatore furono ascoltate da Cialtruk senza lasciargli la certezza di averne compreso il senso. Aveva la sensazione di essere stato posto di fronte ad una realtà terribile; solo quando una delle guardie reali, da lui sollecitato, gli tradusse in termini pratici quanto dettogli da Saddik III, il povero mago-astrologo decise di prostrarsi, svenuto sul pavimento imperiale. L'ultima cosa che riuscì a focalizzare era l'immagine di un topo in tonaca rossa che fuggiva a gambe levate.

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